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Salmi Boscarecci di Ignazio Donati

Ecco la realizzazione del nostro prossimo progetto.

Salmi Boscarecci di Ignazio Donati

Esecuzione dei “Salmi Boscarecci Concertati A Sei Vocicon aggiunta, se piace, di altre sei voci, che servono per concerto[…]” di Ignazio Donati.

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Ensemble Biscantores e Ensemble UtFaSol

Direttore: Luca Colombo

Salmi Boscarecci di Ignazio Donati

ENSEMBLE BISCANTORES, ENSEMBLE UTFASOL

Nel 1623 Ignazio Donati, allora maestro di Cappella nella Basilica della nativa Casalmaggiore, dà alle stampe presso la prestigiosa bottega di Alessandro Vincenti a Venezia i “Salmi Boscarecci Concertati A Sei Voci, con aggiunta, se piace, di altre sei voci, che servono per concerto, & per Ripieno doppio, per cantare a più Chori,… & con il Basso principale per sonar nell’Organo”.

Appare evidente il grande interesse che può suscitare la pubblicazione di un volume così ampio: la libertà esecutiva e le molteplici possibilità di orchestrazione rendono quest’opera tra le più importanti all’interno del panorama musicale del nord Italia all’inizio del XVII secolo. Sin dall’intestazione dell’opera possiamo capire che si tratta di salmi a sei voci più Basso Principale, alle quali si può affiancare, a piacere, un ripieno di altre sei voci, permettendo agli esecutori di scegliere il livello di solennità e di sonorità con il quale eseguire queste composizioni.

Ancora più esplicite indicazioni riguardo alle varie possibilità di esecuzione si trovano negli “Avvertimenti spettanti alla presente opera” che Donati ci offre subito dopo la dedicatoria:

“… hò stimato necessario accompagnarle con alcuni avvertimenti per esser Opera grossa, & numerosa da potersi cantare con poche, & con molte parti in diversi modi; ristretta però da me in dodici libri soli, oltre il Basso principale…”

“… gli altri sei libri, chiamati da me Ripieno, contengono sei altre voci, che pur cantano in Concerto, & sei istromenti, tre gravi, tre acuti. Potendosi servire a beneplacito di tutte, ò parte di queste voci, & istromenti aggiunti, che possono fare un altro choro sù la cantoria; raddoppiando, se piace, le voci che cantano negli Ripieni solamente, ove dice tutti.”

Affrontare modernamente questo volume è molto stimolante. Negli Avvertimenti Donati riassume in sei punti distinti le varie possibilità offerte da questa partitura e di come suddividere gli esecutori in vari “cori”. Abbiamo così uno spaccato delle varie prassi esecutive del nord Italia agli inizi del XVII secolo, riassunte nella stessa raccolta di Salmi.

È possibile scegliere un’esecuzione lineare, utilizzando solo le prime sei voci e Basso Principale, oppure aumentare per grado il livello di imponenza del Salmo inserendo i ripieni vocali eventualmente raddoppiati da strumenti, fino ad arrivare al massimo della regalità con l’esecuzione strumentale delle sezioni concertate in contrapposizione alle melodie vocali.

Oltre ad indicazioni di carattere musicale, Donati affronta anche le possibilità di organizzazione in “cori” delle varie voci, e la loro dislocazione all’interno della chiesa, proponendo molte alternative anche per quanto riguarda la spazialità della musica.

“…si potrebbe metter su l’Organo il Canto, Alto, Sesto, & Basso de’ primi sei libri. Il Tenor primo con gli stromenti gravi per Secondo choro. Il Quinto con gli stromenti acuti per Terzo choro. Et havendo più copie di questi libri si potriano anco aggiongere due altri chori, facendo un choro con le tre parti & altri stromenti gravi, & l’altro con tre altri istromenti acuti, & le sue voci…”

Nel 1612 con il trattato “Sacri Concentus”, Ignazio Donati teorizza il cantar lontano, pratica che permette di dislocare in vari luoghi della chiesa i cantori e i musicisti per offrire un effetto stereofonico delle composizioni.

Questa grande ricchezza di pratiche era molto utile nel XVII secolo, perché in questo modo si potevano offrire soluzioni per un vasto numero di cappelle musicali: sia quelle provviste di un organico ricco che quelle appartenenti ad istituzioni non in grado di permettersi un gran numero di musicisti; oppure per poter utilizzare i medesimi salmi con organici differenti a seconda dell’importanza delle Celebrazioni.

All’epoca erano presenti vari volumi che offrivano queste possibilità, ma solo questa raccolta di Salmi descrive con dovizia di particolari questa pratica e presenta un organico così importante: dodici voci e sei strumenti, più Basso Principale.

Ignazio Donati con quest’opera si allontana in maniera netta dalla classica composizione di musica policorale a cori battenti tipica della fine del Rinascimento, di cui il più importante esponente è Giovanni Gabrieli. La tradizione del coro battente è ormai fortemente permeata nell’Italia di fine XVI secolo e inizio XVII secolo, ma, sempre da Venezia, lo stile concertato si sta espandendo in tutta l’Italia e in Europa.

Con i “Salmi Boscarecci Concertati A Sei Voci, con aggiunta, se piace, di altre sei voci, che servono per concerto…” Donati riesce ad esprimere mirabilmente questo nuovo stile, fatto di virtuosismi solistici e inserzioni strumentali, sia nella musica solistica che nella musica corale. Contrappone mirabilmente passi ritmico melodici arditi e momenti strumentali, a sezioni di ripieno omoritmico da eseguire a “coro pieno” e con raddoppi strumentali, mantenendo, all’interno di questo nuovo stile, tutte le componenti della spazialità musicale e dell’imponenza corale tipiche del coro battente Veneziano.

Nel 1623 Alessandro Vincenti accetta di stampare nella propria bottega questo volume di musica sacra di un autore la cui carriera musicale non era ancora esplosa. Da lì a pochi anni Ignazio Donati sarebbe diventato Maestro di Cappella di una delle istituzioni musicali più prestigiose d’Europa: la cappella del  Duomo di Milano.

 

 

Progetto sviluppato in collaborazione con l’ensemble UtFaSol:

Fondato nel 2013 da Pietro Modesti (cornetto), Susanna Defendi e Valerio Mazzucconi (trombone), l’ensemble UtFaSol, si dedica alla ricerca, allo studio, e alla performance della musica rinascimentale e barocca con strumenti storici.

Conosciutisi presso il Conservatorio di Bergamo, loro città natale, i fondatori del gruppo hanno approfondito gli studi musicali presso la Schola Cantorum di Basilea, specializzandosi nell’esecuzione della musica rinascimentale e barocca.

La flessibilità di organico, resa possibile dalla valida collaborazione con diversi colleghi, permette a questo gruppo di poter eseguire programmi variegati che spaziano dal primo ‘400 fino alla fine del ‘600 in formazioni diverse, con l’aggiunta di bombarde, ciaramelle, percussioni, violini, viole da gamba e organo.