Alessandro Grandi, dotato di un precocissimo talento nell’arte del canto e della composizione, appare nelle cronache musicali sin da giovanissimo quando, sin dalla tenera età, viene assunto come cantore (soprano) alla “Accademia della Morte” di Ferrara. In quella città gli verranno affidate le più importanti cariche musicali presenti nonostante la giovane età. Lo troveremo maestro di cappella sia della medesima Accademia che del Duomo.

Orbiterà sempre intorno alla città di Venezia, dove le principali istituzioni musicali della città lagunare non lo perderanno mai d’occhio e faranno a gara per accaparrarsi i suoi servigi. In particolare, pur di averlo al proprio servizio come cantore, la cappella musicale di San Marco farà una deroga al regolamento per poterlo assumere a 18 anni, mentre la regola vigente prescrive che solo chi ha compiuto i 20 anni può far parte della cappella. Dopo una parentesi al Seminario della Basilica gli verrà affidata la carica di vicemaestro della cappella accanto a Claudio Monteverdi, che si spenderà in prima persona per l’assunzione del Grandi.

Nel 1627 lascia definitivamente Venezia per assumere l’incarico di maestro di cappella della Basilica di S. Maria Maggiore di Bergamo. Le Messe concertate a 8, oggetto del nostro studio, risalgono proprio a quel periodo. La sua presenza nella città lombarda sarà fondamentale per il cambio di repertorio che avverrà proprio in quegli anni:  da brani composti in uno stile più tradizionale, ancora molto legati al XVI secolo, e ai classici cori spezzati, si passerà ad uno stile concertato tipico del repertorio Veneziano. A Bergamo Grandi poté godere di una grandissima fama: il consorzio della Basilica modificò addirittura l’orario di celebrazione dei vespri perché potessero parteciparvi un maggior numero di persone desiderose di ascoltare i suoi capolavori. Morì, insieme a tutta la sua famiglia, nella peste del 1630 che colpì l’intera penisola.

Intestazione Messe_concertate

Le “Messe Concertate a Otto Voci” vennero pubblicate nel 1630 a Venezia da Alessandro Vincenti. Lo stile è fortemente concertato con una grande alternanza tra il “tutti” con armonie statiche ma estremamente sonore e sezioni solistiche molto virtuose. Non sono presenti indicazioni esplicite sulla presenza di strumenti, solamente il fascicolo per il “Basso Continuo”. Per affrontare queste messe è necessario un coro con un impatto sonoro molto efficace e una grande sensibilità fraseologica, e dei solisti molto esperti nell’esecuzione delle arie tipiche dei primi decenni del XVII secolo a Venezia con spunti ritmico/melodici estremamente virtuosi. Anche il Basso continuo deve essere particolarmente ricco, per poter da una parte assecondare e sostenere la richiesta di suono che Grandi affida al “tutti” corale, e dall’altra essere molto agile e brillante per accompagnare le sezioni solistiche.